Il blog della pizza digeribile

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PROVI GONFIORI DOPO AVER MANGIATO LA PIZZA?

PROVI GONFIORI DOPO AVER MANGIATO LA PIZZA?

25/06/2020
Sicuramente è capitato pure a te: classica serata con amici, decidete per una pizza e via, detto fatto.

Vai in pizzeria, il cameriere prende l’ordine e dopo qualche istante arrivano le vostre pizze.

Sei affamato, inizi a mangiare la pizza ma, dopo solo qualche fetta, inizi a sentire un noioso senso di sazietà e di gonfiore che cresce rapidamente.

Fai una pausa e aspetti un attimo per provare a fare ancora qualche morso.

Inizi ad avanzare le croste per tentare di mangiare ancora qualche pezzo di fetta con il condimento.

Ti sforzi ma non c’è nulla da fare.

Senti la pancia come un pallone e non riesci a mangiare più niente e lasci un po’ di pizza sul piatto.

Passa ancora un attimo e il gonfiore, invece di andarsene, diventa ancora più fastidioso.

La maggior parte delle volte persiste per ore e non ti abbandona fino a notte fonda.

Ma .. perché succede tutto questo?

E .. perché succede a tutti?

E ancora, perché questo effetto succede nella quasi totalità delle pizzerie?


Non esiste l’ingrediente magico
Come ho scritto in un altro articolo, le cose che servono per avere una pizza digeribile sono tante, e sono parte di un processo.

Questo significa che non basta l’ingrediente “magico” come qualcuno crede.

E’ infatti qualche anno che si stanno diffondendo parecchie mode nel mondo pizza secondo cui basta dire, per esempio, di usare farine integrali per far passare l’idea che la pizza sia digeribile.

Niente di più falso.

Le farine integrali possono aiutare ad avere una pizza più digeribile.

Ma dobbiamo prima di tutto metterci d’accordo sul tipo di farine che andremo ad utilizzare.

Ti assicuro che ho visto in commercio farine integrali che possono rendere la pizza ancor più pesante di quella solita che si trova nella maggior parte delle pizzerie.

Ma non è di questo che voglio parlarti in questo articolo.

E’ giusto per farti capire come il solo ingrediente “magico” che tanti pubblicizzano non significhi niente se non è inserito all’interno di un processo come dicevamo poco fa.

Ma torniamo a noi.

Ti sei mai chiesto come nacque la pizza? E per chi?

Facciamo un salto indietro di qualche secolo.

La pizza, così come il pane, sono da sempre alimenti “del popolo”.

Si trattava infatti di un alimento povero, che le persone potevano permettersi spendendo poco o niente e con il quale potevano riempiersi la pancia per tutto il giorno o anche più.

Proprio per questo motivo, la pizza, non è mai stato un piatto ricercato ed è sempre stato un alimento per il quale si usavano principalmente materie prime di scarsa qualità, per poter contenere i prezzi e permettere quindi al ceto basso della popolazione di acquistarlo.

Andando avanti con il progresso, lo sviluppo ed il benessere dei nostri giorni, la pizza ha mantenuto però le sue radici, restando per la maggior parte un piatto “povero.”

Ma approfondiamo meglio questo discorso vedendo come si è evoluto (o non) il mestiere del pizzaiolo.

Il pizzaiolo è sempre stato un lavoro “di tradizione”, in cui, come tutti gli altri lavori fino a pochi decenni fa, si andava a bottega da un maestro con esperienza ad imparare il mestiere o si imparava dal proprio padre.

Abbiamo detto che la pizza era un alimento povero, fatto con materie prime povere e per il ceto basso della popolazione.

Più del 99% dei pizzaioli ha sempre imparato il mestiere “a bottega”, da un maestro pizzaiolo che a sua volta aveva imparato “a bottega” da un altro maestro pizzaiolo.

Ti si è accesa la lampadina?

Se “l’arte” della pizza si è tramandata quasi totalmente in modo tradizionale e la pizza è un piatto povero, fatto con materie prime povere, come sarà la quasi totalità delle pizze in circolazione?

Oltre a questo, pensa alla percezione del mestiere del pizzaiolo ai giorni nostri.

E’ un lavoro completamente svalutato.

Pensa se ci incontrassimo in giro e mi presentassi come pizzaiolo.

Sicuramente avresti una percezione bassa della mia persona.

Ma se mi presentassi come architetto?

O come notaio?

O come medico?

Un’altra storia vero?

La conclusione ovvia di questo discorso è quindi che meno dell’1% dei pizzaioli, se non intraprendenti o estremamente innovativi, lavorano seguendo la tradizione e i metodi di lavoro che hanno imparato dai loro “maestri” e tanti ragazzi che avrebbero potuto portare innovazione in questo campo hanno preferito fare lavori più “ben visti”.

Come abbiamo visto, hanno purtroppo una cultura e una percezione della pizza come un piatto povero, fatto con materie prime povere e di conseguenza il risultato non potrà sicuramente essere di alta qualità.

Ma c’è un altro appunto da fare.

Come dicevamo poco fa, i mestieri venivano imparati fino a qualche decennio fa “a bottega” o tramandati di padre in figlio.

Mestieri come il pizzaiolo e in genere mestieri fatti da persone del ceto medio-basso non godevano e non si integravano con il progresso scientifico per la maggior parte.

Lascia che mi spieghi meglio.

Nel campo medico, per esempio, le prime operazioni venivano fatte ubriacando il paziente per poter indurre una sorta di incoscienza che ai giorni nostri viene indotta con l’anestesia.

Ovviamente il mestiere non si è insegnato “tradizionalmente” e i medici dei giorni d’oggi non ti fanno ubriacare prima di andare in sala operatoria.

Questo in quanto il progresso scientifico e le nuove conoscenze sono state via via integrate con la medicina.

Probabilmente stai pensando che sono matto ma questo è per farti un esempio molto chiaro.

Tutti i mestieri nobili, raffinati o semplicemente più essenziali, si sono aggiornati con le scoperte e i progressi della scienza.

I mestieri fatti invece dal ceto medio-basso della popolazione hanno una resistenza molto più forte ad adattarsi ai progressi scientifici.

Per fare un esempio nel mondo pizza, è evidente e provato da decine di test e studi quanto i forni elettrici di nuova generazione siano estremamente migliori sia per la salute sia per la qualità di cottura rispetto al vecchio forno a legna.

Però si sa, il forno a legna è il forno a legna e questa credenza è ancora fortemente radicata ai giorni nostri!

Questo proprio per quel discorso che i mestieri più “umili” ci mettono più tempo ad integrarsi con il progresso scientifico in quanto la tradizione e i metodi insegnati dagli antichi “maestri” vengono presi dalla nuova generazione come verità assoluta che non può essere messa in discussione.

Per questo la pizza, nella maggior parte delle pizzerie, viene realizzata con materie prime di scarsa qualità e senza tanti fronzoli, ottenendo conseguentemente la maggior parte delle volte un prodotto di scarsa qualità e che resta pesante.

Le esigenze da qualche secolo fa sono però cambiate e la pizza non è più esclusivamente un alimento del popolo e che deve riempire la pancia per tutto il giorno o anche di più.

Direi invece proprio il contrario.

Per la maggior parte delle persone che consuma ai giorni nostri la pizza, questa rappresenta più un alimento da mangiare con gusto, piacere e solitamente in compagnia in una bella serata.

Mi dispiace che il mestiere del pizzaiolo sia invece rimasto “fermo” a qualche secolo fa per la quasi totalità dei miei colleghi e non si sia evoluto con le esigenze completamente cambiate e diverse di chi la pizza la mangia.

Per questo ho creato "Bagà - La pizza digeribile".

La mia missione è proprio quella di offrire "La pizza digeribile", che non gonfia, non resta pesante e non causa sete.

E prima che provi a pensare che sono come tutti gli altri che parlano, parlano e parlano, ricordati che sono l'unico in Italia a garantire la mia pizza al 100%, soddisfatto o rimborsato.

Se mangi la mia pizza e la trovi pesante, ti gonfia o ti causa sete, te la rimborso al 100%.


Alla pizza digeribile 
Gabriele

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